Una piccola filiera ed un grande progetto
Pensare un modello di sviluppo
Se le condizioni che abbiamo descritto nelle pagine precedenti sono vere, sembra non esserci altro da fare che rimboccarsi le maniche e lavorare. Ma è molto interessante capire prima di tutto quale modello si vuol perseguire e quali soggetti possano divenire propulsori del cambiamento.
Sotto osservazione cadono prima di tutto le estenuate aziende boschive.
La zona è ancora disseminata di “scarichi”, le aree dove l’industria boschiva opera organizzando e commerciando i suoi prodotti. L’industria boschiva è paragonabile ad un’industria estrattiva. La sua attività può limitarsi all’estrazione del materiale boschivo, il taglio della selva, o spingersi fino a processi di primissima lavorazione e vendita al pubblico. Oggi diminuiscono notevolmente di numero le aziende attive nel taglio delle selve ed è in atto un forte processo di terziarizzazione, dove chi può si tira fuori dalla produzione e si occupa solo di commercio.
La dimensione di queste aziende è sostanzialmente familiare, ma ormai cominciano a mancare i figli che non vedono più nell’attività dei padri il loro futuro credibile e sono disponibili a barattare il loro posto in azienda con una qualsiasi occupazione nella pubblica amministrazione, di norma priva di contenuti culturali e professionali di un qualche interesse. Non è possibile dargli torto visto lo stato attuale del settore.
Ma intanto, anche se esausta ed apparentemente senza prospettive, questa rete di braccia disponibili al lavoro e dotata di un certo, pur obsoleto, apparato produttivo è il primo punto d’appoggio per un qualsiasi progetto che investa il ciclo del legno.
Secondo soggetto: la proprietà.
Come abbiamo già anticipato, per la gran parte, il territorio boschivo appartiene al demanio dei comuni ma non mancano alcune proprietà private di una certa consistenza. Queste forze vanno aggregate, anche per attrarre a progetti di riordino produttivo e paesaggistico le numerosissime proprietà di dimensioni trascurabili, come singola impresa, ma che fanno quota nell’insieme, costituendone, alle condizioni attuali di dispersione, il punto più debole.
Terzo soggetto, a valle, è la rete di artigiani del legno, tradizionalmente bravissimi costruttori di infissi, date le qualità particolari del legno di castagno che ne fanno l’essenza principe per infissi di qualità, ma le cui imprese raramente hanno la dimensione e l’organizzazione necessaria ad immettersi su un mercato non locale e di pura sussistenza.
Quarto soggetto: i giovani in formazione, disponibili ad essere coinvolti in progetti ad alta tecnologia, ad immettere nel ciclo nuovo know how, competenze informatiche, disponibilità al cambiamento.