Trovare un punto di partenza
Trovare un punto di partenza: una grande stazione di stagionatura forzata
se la cura e la riorganizzazione delle attività legate alla “coltura” sono una premessa indispensabile ed una costante preoccupazione *, non ci si deve nascondere il fatto che senza un’adeguata sistemazione della filiera a valle non saranno disponibili le risorse necessarie per risolvere i problemi che oggi impediscono un corretto sviluppo dell’attività colturale.
Per questo, è indispensabile che si costruisca un progetto che si radichi nella realtà del ciclo colturale attuale per sfruttarne a pieno le caratteristiche e le potenzialità dandosi l’obbiettivo di una sua rimodellazione di lungo respiro (verso metodi colturali differenziati, l’incremento graduale dell’alto fusto, le eventuali conversioni e la riforestazione delle aree montane scoperte).
Abbiamo sperimentato la possibilità di adoperare il legno delle colture di primo turno per la produzione di semilavorati di qualità. Questa scoperta resterebbe sterile senza un intervento sul processo di stagionatura. Ammesso che qualcuno potesse avere sufficiente autorità da promuovere una repentina riconversione del sistema, e tutta l’industria boschiva locale si mettesse a stagionare in tavole e cartelle il legno proveniente dalle selve di primo turno, esso non sarebbe disponibile prima di tre o quattro anni, e per certe lavorazioni che abbisognano di umidità al di sotto dell’equilibrio idrostatico medio (che nei nostri climi è compreso tra 12 e 14 %) si dovrebbe comunque pensare ad attrezzature per la stagionatura forzata. Un altro elemento da tener presente è che oggi, sotto forma di pali o di legna da ardere, il prodotto del taglio della selva ha un mercato immediato, e lo stoccaggio e la stagionatura del materiale di piccole dimensioni toglierebbe al bilancio stagionale dell’impresa boschiva quella quota di prodotto che produce liquidità immediata cui sarebbe difficile rinunciare.
Una grande stazione di stagionatura è il primo propulsore dell’innovazione del ciclo ed agirebbe immediatamente in due direzioni: nella direzione di accelerare l’immissione sul mercato del tavolame tradizionale (che sappiamo essere parte marginale della massa della produzione legnosa locale ma ne è comunque una quota non trascurabile) e in quella di rendere disponibili quantità interessanti di legno in tavole e cartelle proveniente dalla “miniera” dei tagli di primo turno.
*E’ secondo noi essenziale aderire, come comunità, e sarebbe auspicabile, come ente parco, ad organizzazioni di tutela e certificazione della foreste.
Per il grande propulsore si può immaginare un funzionamento simile a quello di un mulino o di un frantoio per le olive: l’utente porta al mulino – essiccatore il suo carico di legno fresco. Lo deposita presso la stazione di
stagionatura, al carico si appongono dei marchi per il riconoscimento, si misura il grado di umidità, si calcola il giorno della riconsegna e la tariffa. Al giorno stabilito l’utente ritira il suo legname stagionato. Per consentire anche a utenti minori l’accesso al servizio, si devono prevedere diversi forni, e di diverse dimensioni, che possano lavorare contemporaneamente, perché per ogni operazione, si deve lavorare legname delle stesse dimensioni. Bisogna provvedere rapidamente ad un calcolo del potenziale lavoro dei forni per poter dimensionare l’investimento.
Non esistono al momento forni che facciano lavoro in conto terzi. Negli ultimi anni, nella nostra regione ne sono stati installati alcuni, di dimensioni limitate, presso grandi falegnamerie che li adoperano solo per la produzione propria. Questo, quindi sarebbe un servizio del tutto nuovo, con un bacino potenziale di utenza molto grande. Ci limiteremo alla nostra zona, alla Valle Caudina e zone limitrofe, immaginando che anche altri competitori possano entrare nel gioco nel giro di qualche tempo.
La bontà del servizio è facilmente calcolabile secondo questo schema*:
valore al m2 del legno di castagno fresco in entrata: € 150,00
costo vivo medio per l’essiccazione al m2: € 16,00
valore al m2 del legame stagionato sul mercato locale: € 600,00
la stagionatura di ogni quantitativo di legno consegnato dura circa trenta giorni per forni di tipo tradizionale, alimentati da caldaie a scarti di legno; da 10 a tre giorni, a seconda dei quantitativi e degli spessori delle tavole, con forni di tipo più moderno (sotto vuoto e sotto vuoto con condensatore).
L’incremento di valore è molto elevato e, soprattutto, molto rapido, se confrontato con i quattro anni che mediamente si devono attendere con i sistemi atavici ancora oggi in uso nella zona.
*si considera qui il prezzo del tavolame da falegnameria secondo i prezzi correnti su piazza